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Il Taijiquan può ben indicare lo spirito orientale: ciò che vi si vede rimanda ad altro e in un modo particolarmente ineffabile! Un occidentale potrebbe interpretare questa specialità del Wushu come una sorta di meditazione in movimento, carica di valenze spirituali, mistiche oppure anche esoteriche: a questo proposito si può notare come il Taiji abbia di certo legami non trascurabili con il Taoismo, con la medicina tradizionale cinese e come innegabilmente giovi al benessere psicofisico e sia decisamente efficace nel rasserenare; peraltro la presenza di questi elementi non autorizza automaticamente a spingersi sui piani della spiritualità, si potrebbe correre il rischio di fare torto sia al Taiji sia alla spiritualità!
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“Nel mondo niente è più molle e più debole dell’acqua,
eppure nell’abradere ciò che è duro e forte
niente riesce a superarla.” Laozi, 78
La Cina offre tradizioni antichissime ma sempre feconde che hanno dato vita, nel passato come nel presente, a una variegata gamma di espressioni, dove spesso si può assistere alla sorprendente conciliazione di non pochi opposti, reali o apparenti: cielo e terra, individuo e collettività, uomo e natura, corpo e spirito, passività e attività, Yin e Yang.
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L'ESPERIENZA DEL QI NELLA PRATICA DEL TAIJIQUAN E DEL QI GONG

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Significati lessicali
In cinese l'ideogramma Qi assume molteplici significati: può indicare infatti sia l’energia vitale dell’individuo sia l’energia cosmica universale, come anche l’aria inspirata ed espirata oppure l’emanazione, impulso o manifestazione di un viscere. Interessanti le analogie in merito con il “penuma” greco (termine utilizzato anche nella versione greca dell’Antico Testamento) e con il “ruah” della tradizione ebraica, del resto anche in italiano c’è vicinanza fra i termini “spirito” e “respirare” o “spirare”. Una antichissima tematizzazione del Qi è avvenuta in Cina nell'ambito delle tradizionali pratiche mediche riferite al “Qi Gong”: si pronuncia “ci-kung” e si può tradurre con "tecnica del respiro" o "tecnica dello spirito" o "lavoro con l'energia".
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"Il Tao che può essere detto non è il vero Tao", così sia apre il più noto classico
della tradizione taoista, il Tao Tê Ching, che ciononostante prosegue fino
all'81° capitolo tentando comunque di parlare del Tao! Non si tratta di una
contraddizione interna quanto piuttosto della convinzione che gli aspetti più
profondi della realtà siano sostanzialmente indicibili, anche se si ritiene
sensato tentare di condividere la parte di mistero che si è intuita. Senza la
minima pretesa di un approccio sistematico all'articolato, antichissimo mondo
del taoismo o tantomeno alle profondità metafisiche del Tao ci introduciamo in
punta di piedi solo in semplici immagini del Tao, di cui i primi grandi cantori
furono: Laozi, Zhuanzi e Liezi.
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Lo stile di Taijiquan che conta più praticanti è il Taiji Yang, ideato dal maestro Yang Luchan (1799 – 1872), allievo di Chen Cangxin (della 14° generazione della famiglia Chen). Li Bokui e Yang Luchan furono i primi due allievi, esterni alla famiglia Chen, ai quali fu concesso di apprendere il Taiji Chen. In base alla propria esperienza il maestro Yang modificò le tecniche apprese dando vita ad uno nuovo stile, che avrebbe poi preso il suo nome, caratterizzato da movimenti costantemente lenti e morbidi, eliminando i movimenti bruschi ed esplosivi presenti nella scuola Chen. Quello di Yang Luchan è uno dei nomi più famosi della storia del Wushu, egli fu assunto dal principe Duan, appartenente ad una delle famiglie reali della capitale, come istruttore di Arti Marziali del suo casato; in seguito fu nominato ufficiale alla corte Qing e Maestro d'armi nell'esercito.Nel 1925 lo stile Yang fu introdotto nelle scuole cinesi ed insegnato ai professori di educazione fisica. Dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il I ottobre 1949, il Partito Comunista Cinese ed il Governo hanno dato grande importanza allo studio, alla sistematizzazione e alla diffusione delle Arti Marziali ed in particolare del Taijiquan, ritenendo queste pratiche indispensabili per la salute del popolo; fu così che vennero costituiti i primi sei Istituti di Educazione Fisica comprendenti il Dipartimento di Wushu. Si ritenne quindi importante attivare un processo di revisione e codificazione del patrimonio del Wushu, per definire esattamente i programmi formativi per gli Istruttori di Wushu.
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Come è noto secondo la tradizione cinese i movimenti codificati nelle forme sono legati ad un preciso significato marziale, è in questa ottica che si può cogliere il contenuto originario dei movimenti eseguiti di scatto nello stile Chen: si tratta del riferimento ad una finalizzazione, cioè ad una tecnica invasiva portata a termine (per esempio una pressione, effettuata tramite strangolamento, che si conclude con un colpo secco atto a provocare il decesso dell’avversario).
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